Una delle convinzioni più comuni tra i genitori è che per far imparare qualcosa ai propri figli, sia necessario spingerli, sforzarli e mettere in atto un’imposizione costante. Tuttavia, dobbiamo sapere che questa mentalità potrebbe non essere la migliore strada per un successo educativo dei bambini. Ci sono molte prove che suggeriscono che sforzare eccessivamente un bambino può essere controproducente.
5 MOTIVI PER I QUALI È MEGLIO NON SFORZARE UN BAMBINO A FARE QUALCOSA
Sicuramente uno dei desideri comuni ai genitori è quello di crescere dei figli felici, rispettosi e autonomi.
Mentre cerchiamo di guidare i nostri figli verso un bel futuro, a volte è facile cadere nella trappola di pensare che li dobbiamo sforzare o imporre costantemente regole e aspettative. Tuttavia, è essenziale ricordare che l’apprendimento dei bambini è un processo complesso, che richiede delicatezza, comprensione e rispetto per i loro tempi e desideri. La prossima volta che ti troverai a pensare a come incoraggiare tuo figlio ad apprendere, ricorda che il suo benessere emotivo è molto più importante dei risultati accademici o lavorativi.
Ecco perché è importante riconsiderare il modo in cui incoraggiamo il nostro bambino ad apprendere ed evitare di sforzare l’apprendimento o la conquista di varie fasi di crescita:
1. La motivazione intrinseca
La motivazione intrinseca di apprendere è una forza potente che scaturisce dalla curiosità e dall’interesse personali dei bambini. Quando i bambini sono mossi dalla passione per un soggetto o un argomento, sono naturalmente motivati a esplorarlo e conoscerlo in modo profondo e significativo.
Quando i bambini fanno qualcosa per loro stessi, guidati dalla propria curiosità e interesse, l’apprendimento diventa più veloce, efficace e duraturo.
La motivazione intrinseca può venire ostacolata quando:
- I genitori vanno a sforzare il bambino, imponendo aspettative eccessive sui propri figli: ad esempio, se un genitore si aspetta che il proprio figlio eccella in un determinato sport (magari proprio quello che quel genitore avrebbe voluto fare da piccolo), spingendolo costantemente senza tener conto dei suoi interessi personali, il bambino potrebbe sentirsi sopraffatto e privato della possibilità di seguire i propri desideri.
- Vi è una pressione accademica: se, ad esempio, un genitore costringe il bambino a seguire rigorosamente un programma di studio senza dare spazio alla sua curiosità e alle sue attitudini e preferenze, il bambino potrebbe vedere l’apprendimento come un obbligo (o un incubo!) piuttosto che come una scoperta gioiosa.
- I genitori non fanno altro che criticare le scelte o le cose che fa il bambino: quando un bambino percepisce che i suoi sforzi non sono mai abbastanza buoni e che riceve solo critiche anziché supporto e incoraggiamento, può diventare insicuro e disinteressato.
- Programmare ogni momento della vita dei bambini può impedire loro di seguire i propri interessi e scoprire il mondo in modo spontaneo. Diamo la possibilità ai bambini di oggi di provare qualche momento di sana noia!
- I genitori impediscono ai bambini di prendere delle decisioni in autonomia: i bambini hanno bisogno di scegliere, di essere protagonisti della loro stessa vita, e hanno bisogno anche di sbagliare, perchè è proprio dai piccoli errori che si migliora e si impara a autodeterminarsi. Le scelte devono essere proporzionate all’età del bambino e alle sue esperienze, e i genitori devono sempre prestare attenzione a non sforzare. Un bambino di 5 anni, ad esempio, non potrà avere la responsabilità di quale scuola scegliere, ma sarà sicuramente all’altezza di decidere quale maglia indossare o quale gusto di gelato scegliere!
2. Stress e ansia
Sforzare costantemente può causare stress e ansia nei bambini. Quando si sentono costantemente sotto pressione, il loro benessere emotivo ne risente, e ciò può avere effetti negativi sul loro apprendimento e sulla loro salute mentale.
3. Resistenza e ribellione
Spingere troppo o sforzare con insistenza, può portare a una resistenza da parte del bambino, se non ad un vero e proprio rifiuto. Infatti, potrebbe sentirsi non autonomo di scegliere, oppresso, oppure potrebbe associare quella certa attività a sensazioni negative e quindi sviluppare una sorta di antipatia nei confronti di quell’attività imposta.

Chiara è una bambina di 4 anni che vorrebbe imparare ad andare in bicicletta. I suoi genitori hanno notato questo interesse da parte di Chiara e vogliono assecondare questo suo desiderio. Vediamo che approccio usano:
Approccio 1: Insegnare con pressione ed insistenza
Inizialmente, i genitori decidono di spingere Chiara a imparare velocemente. La mettono su una bicicletta senza rotelle e le dicono di pedalare e mantenere l’equilibrio. Quando Chiara cade o è titubante, riceve rimproveri e forti pressioni per continuare. In questo contesto, Chiara inizia a sentirsi stressata e sotto pressione. Si sente incapace di soddisfare le aspettative dei genitori e non vuole più provare ad andare in bicicletta.
Approccio 2: Rispetto dei tempi, senza sforzare Chiara
I genitori di Chiara decidono di non sforzarla e di farle esplorare la bicicletta a suo ritmo.
Scelgono assieme a Chiara una bicicletta con le rotelle e la incoraggiano a sperimentare. Quando Chiara si sente pronta, prova a pedalare.
I suoi genitori la sostengono e la incoraggiano, ma senza pressioni. Chiara corre qualche minuto, poi si stanca e decide di cambiare gioco. I genitori la ascoltano. Chiara, così, si sente sicura e orgoliosa. Con il tempo, acquisisce la fiducia necessaria per rimuovere le rotelle e imparare a mantenere l’equilibrio. Alla fine, Chiara è in grado di andare in bicicletta senza sforzo e con una grande soddisfazione personale!
In questo esempio, l’approccio che ha rispettato i tempi di Chiara senza sforzare la bambina, le ha permesso di imparare a andare in bicicletta in modo positivo e senza resistenza. Rispettando il suo ritmo, senza pressioni e evitando di sforzare, i suoi genitori l’hanno aiutata a sviluppare autonomia, fiducia in se stessa e un desiderio intrinseco di apprendere.
4. Autonomia e responsabilità
Permettere ai bambini di prendere decisioni e responsabilità li aiuta a sviluppare un senso di autonomia. Invece di imporre, possiamo guidarli e supportarli nel prendere decisioni.
Ad esempio, potresti provare ad assegnare compiti e responsabilità appropriate all’età del bambino, o coinvolgerlo nelle attività quotidiane come stendere la biancheria o preparare la tavola, o chiedendogli di fare delle scelte adeguate alla loro età. E, soprattutto, cercando di essere noi per primi un valido esempio.
5. Ritmi di apprendimento individuali
Ogni bambino ha un proprio tempo e stile di acquisizione delle conoscenze e dello sviluppo delle abilità. Non tutti i bambini imparano allo stesso modo o alla stessa velocità. Sforzare un bambino a seguire un’unica linea temporale può essere ingiusto e controproducente.
Dobbiamo cercare sempre di rispettare i tempi individuali di ciascun bambino!




