Sono una mamma sbagliata?

La mia (e forse la tua) storia

Quando stavo vivendo la mia prima gravidanza, sapevo che mi aspettava un grande cambiamento: non avevo fantasie da spot pubblicitario: sapevo che sarebbe stato impegnativo, intenso, profondo ed ero pronta ad accogliere quella responsabilità enorme.

O almeno, lo credevo.

La mia gravidanza è stata un momento bellissimo. Ero serena, curiosa, piena di fiducia.
Poi mia figlia è arrivata prima del previsto, con una fretta tutta sua di conoscerci. Un mese in anticipo. Dieci giorni in ospedale, l’allattamento che non partiva, la fatica che non si riusciva più a nascondere sotto il sorriso.

Eppure fuori da lì — fuori da me — sembrava che tutto dovesse andare bene.
Avevo la mia bambina tra le braccia, no? Avrei dovuto solo essere felice.
E invece ero anche stanca. Molto. A volte persino triste.
Ma mi dicevo che non potevo esserlo.
Che sarebbe stato da ingrata, da madre “non abbastanza”.

Una mamma che non urla (ma si sente sola)

Ho sempre avuto un approccio dolce. Mi veniva spontaneo ascoltarla, coinvolgerla, capire i suoi bisogni, non alzare la voce.

Sentivo che quella era la strada giusta.

Ma più cresceva, più le sue emozioni diventavano intense, travolgenti: rabbia, pianto inconsolabile, felicità incontenibile, stanchezza, fame, bisogno di contatto.

Io cercavo di accompagnarla, ma intorno a me cominciavano ad arrivare frasi taglienti:

“Devi metterla in riga.”
“Questa ti mangerà il riso in testa.”
“L’hai abituata tu così.”
“Ma quanto è capricciosa…”

E piano piano è successo: ho iniziato a dubitare di me, a pensare di aver sbagliato tutto.
Che forse davvero “due punizioni ben date” sarebbero servite a sistemare le cose.

Che forse, ad essere sbagliata, ero io.

Non sei tu sbagliata.
E nemmeno tuo figlio.

Se quello che senti nel cuore non corrisponde a quello che gli altri ti dicono, forse è il momento di fidarti di te. C’è un altro modo di educare. Più dolce, più rispettoso, più empatico. E puoi iniziare anche oggi. Un passo alla volta.

La svolta: cercavo risposte e ho trovato la Disciplina Positiva

E così ho iniziato a cercare.
Volevo capire se davvero — come qualcuno diceva — fosse necessario essere più dure, più severe, più punitive per crescere bene un figlio.
Ho iniziato a leggere, a studiare, a confrontarmi con esperti.
Mi aspettavo di trovare teorie diverse, magari anche giudizi.
E invece ho trovato un approccio che parlava la mia lingua. Che mi faceva sentire vista, capita, rinforzata.

Ho scoperto la Disciplina Positiva.
E piano piano ho iniziato a cambiare punto di vista.

Non ero io sbagliata.
Non era mia figlia capricciosa.
E no: non era vero che l’unico modo per educare fosse la punizione o il controllo.

E se anche un’altra mamma si sentisse come mi sono sentita io?

Da lì è nato tutto.
La curiosità è diventata passione.
La passione è diventata formazione.
E la formazione è diventata un desiderio preciso: stare accanto a chi, come me, ha vissuto la fatica di sentirsi sola, giudicata, sbagliata.

Bimbi Sereni è nato così.
Dalla voglia di dire a ogni mamma:

“Non sei tu sbagliata.
E no, nemmeno tuo figlio lo è.
C’è un altro modo. Possiamo scoprirlo insieme.”

La mia promessa

Non ti insegnerò a diventare una mamma perfetta.
Non ti darò regole rigide né soluzioni da manuale.
Ma posso offrirti ascolto, strumenti concreti, fiducia, e soprattutto uno spazio sicuro in cui essere una mamma vera. Con le emozioni che hai, i giorni buoni e quelli no.

Perché anche solo sapere che non sei l’unica cambia tutto.

E forse, anche tu — come è successo a me — ti accorgerai che non serve diventare qualcun altro per essere la mamma di cui tuo figlio ha davvero bisogno.

La mia storia

Il mio percorso è nato da un bisogno personale, ed è cresciuto con il desiderio di accompagnare altre mamme nel loro cammino. Non sono psicologa, né psicoterapeuta: il mio lavoro è stare accanto ai genitori con ascolto, strumenti pratici e una presenza costante, per ritrovare fiducia nel proprio ruolo educativo.

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10 Convinzioni educative (sbagliate)

Ci sono frasi, idee, convinzioni che si infilano nella testa senza che ce ne accorgiamo.
Le sentiamo da piccole, dai nonni, da amici, nei gruppi WhatsApp, al parco giochi.
Ci fanno sentire inadeguate quando non le seguiamo.
O in colpa quando le seguiamo… ma sentiamo che non ci appartengono.

Ecco alcune di queste voci interiori che, piano piano, ho imparando a mettere in discussione.
Magari qualcuna risuona anche a te.

  1. “Se non lo punisco, non imparerà mai.”
  2. “Per farsi rispettare bisogna essere dure.”
  3. “Se non obbedisce subito, vuol dire che sono troppo debole.”
  4. “Se lo aiuto, non diventerà mai autonomo.”
  5. “Una brava mamma non sbaglia mai.”
  6. “Deve imparare a ubbidire, soprattutto in pubblico.”
  7. “Se piange, devo farlo smettere il prima possibile.”
  8. “Non devo far vedere a mio figlio che piango.”
  9. “Se mi sfida, devo rimetterlo subito al suo posto.”
  10. “Deve capire chi è che comanda qui!”
  11. “Alla fine capisce le cose solo se urlo o gli tolgo la tv.”
  12. “Non devo chiedergli scusa, perché è lui che mi ha fatto arrabbiare.”
  13. “Com’è maleducato quel bambino che piange al supermercato.”
  14. “Vorrei un altro bambino, così avrà compagnia e non sarà più solo.”

Forse non serve cambiare tutto. Basta iniziare a guardare le cose con occhi nuovi.

Non serve buttare via tutto quello che ci hanno insegnato ma possiamo scegliere cosa tenere e cosa lasciar andare.
Possiamo smettere di credere che educare significhi comandare e cominciare a fidarci del legame, della connessione, della presenza.

Essere genitori oggi è una sfida, ma anche una possibilità: quella di crescere insieme ai nostri figli.

Con meno rigidità, meno paura, più fiducia.

E se ci accorgiamo che una di quelle frasi — quelle che abbiamo sentito mille volte — non ci fa bene, possiamo iniziare da lì.
Non serve avere tutte le risposte, basta decidere che possiamo fare diversamente.

Un passo alla volta.

 

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